INTERVISTE
Valori:coesione nazionale? Necessaria per ricostituire il senso delle Istituzioni
Cav. Lav.Prof. Giancarlo Elia Valori
15 Luglio 2011
Per conseguire concreti risultati in tema di moralità dell’ordine economico – di cui ha fatto riferimento più volte il Presidente Napolitano – occorre che cresca la concertazione fra i grandi Paesi e che negli organismi internazionali siano tendenzialmente rappresentati, in modo equo, tutti gli interessi dei Paesi. Nessuno escluso.
Il mondo e, in particolare, anche l’Italia stanno attraversando una crisi epocale. La più grave del dopoguerra. Aziende chiuse, licenziamenti, cassa integrazione. E, soprattutto, tanti giovani senza lavoro e senza prospettive. Una vera e propria emergenza nazionale, che avrebbe richiesto scelte coraggiose di ampio respiro. Come ad esempio: riforme strutturali, liberalizzazioni, forti investimenti nei settori strategici, come la scuola, la ricerca, l’università, l’innovazione tecnologica. Temi che Lei, professore, ha ricordato in precedenti interviste su un nuovo “Progetto-Paese”.
Intervista a cura della redazione
D. In occasione della visita ufficiale di Stato a Zagabria, il Presidente della Repubblica ha indicato la rotta e rievocato il tema della “coesione nazionale“. Quale significato da alle parole di Giorgio Napolitano?
R. Voglio innanzitutto ricordare che è un grande Presidente che interviene istintivamente “a braccio” con competenza e profondità.
Si vede che ama le Istituzioni.
E la gente apprezza questo suo modo sobrio e corretto di interpretare il proprio ruolo.
Così come apprezza l’autorevolezza che, in ogni momento, accompagna il suo vigile impegno e le sollecitazioni alla classe politica.
Questo suo alto magistero di equilibrio è importante non solo per guardare ad un futuro migliore, ma ritengo che sia l’unico rimedio al grave e inqualificabile degrado morale e civile che minaccia il nostro Paese “è il ritorno all’onestà, al senso del dovere e alla misura - come ha più volte ricordato Presidente Napolitano - cioè ad una politica che non sia al servizio del potere ma al servizio dei cittadini”.
La pietra angolare del Suo intervento fatto a Zagabria è stato il passaggio sul tema della “coesione nazionale”, che ho molto apprezzato.
Il mio pensiero si è riconosciuto appieno nelle sue parole, dense di significato.
Il Capo dello Stato, in sostanza, ha saggiamente indicato la rotta, cioè “la coesione nazionale, che è imprescindibile anche per una ripresa e per un rilancio dello sviluppo”.
D. La coesione nazionale e l’accordo sui tempi della manovra finanziaria hanno rappresentato una comune assunzione di responsabilità?
R. Condivido appieno le parole del Presidente Napolitano, quando ha ricordato che “le due cose non possono essere separate, l’Italia soffre di alto debito e di bassa crescita e, più in generale, l’Europa deve crescere di più: non soltanto un singolo Paese così importante come la Germania, ma nel complesso deve crescere di più tutta l’area dell’Unione europea”.
Ho altresì molto apprezzato l’altro significativo passaggio quando ha detto che “dobbiamo saper combinare interventi urgenti e assolutamente indispensabili, particolarmente in Italia, per ridurre l’indebitamento, per assicurare stabilità finanziaria e interventi volti a stimolare la crescita soprattutto attraverso più competizione”.
D. Volgendo lo sguardo alla crisi economica, come spiega che governi e programmatori faticano a tenere il passo con i tempi imposti dalla globalizzazione?
R. Ebbene ricordare che gli eventi odierni sono però anche più ampi e problematici rispetto al passato. Gli assetti più controversi del processo in atto (crisi finanziarie, capitalismo sfacciato, legislazioni inadeguate, liberalizzazioni sommarie e interpretative) reclamano un coordinamento mondiale che sappia affrontare le sfide e tradurle in opportunità.
Il buon funzionamento dell’economia globale è più importante dell’eccessiva libertà di alcune centinaia di abili operatori finanziari internazionali. Necessario ed urgente è pertanto porre un freno al flusso di capitali a breve, opera della finanza più aggressiva con le sue speculazioni e le sue psicosi.
Essi non danno apporto allo sviluppo e c’è il rischio che tutto divenga veicolo per il riciclaggio di denaro sporco e per quelle pratiche di corruzione che minano ogni più solido intendimento di economia al servizio dell’uomo e della società.
Per conseguire concreti risultati in tema di moralità dell’ordine economico – di cui ha fatto riferimento più volte il Presidente Napolitano – occorre che cresca la concertazione fra i grandi Paesi e che negli organismi internazionali siano tendenzialmente rappresentati, in modo equo, tutti gli interessi dei Paesi. Nessuno escluso.
Come ha ricordato il Capo dello Stato, il problema di fondo, al di là delle regole, resta però quello di costruire un contesto che favorisca comportamenti lineari e pratiche corrette. Perché il vero anello mancante allo sviluppo è oggi la dimensione etica.
