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Una grande Europa dai piedi d'argilla

Avv Nunzio Bevilacqua

05 Settembre 2013

 

L'Europa, che tutti dicono di volere, non c'è mai stata nelle intenzioni di nessuno e mai ci potrà essere fintantochè si riuscirà a lucrare meglio dalle situazioni in eterno divenire. Quando si parla di Unione, non possiamo fare a meno di pensare che sarebbe necessario avere delle strutture comuni con cui effettuare delle sinergie in tutti quei campi di cui, davvero, non ha senso (se non l'arroccamento al potere) conservare duplicazioni di centri decisionali. Ed invece, quando l'argomento è l'Unione, i temi federalisti e delle varie forme di controllo unificato vengono, sempre, ad arenarsi sulle “secche” di una burocrazia mitteleuropea, mentre ad avanzare sono solo le tesi che portano, soprattutto da parte del nostro Paese, ad imitazioni “monotematiche” verso Stati con, servizi a noi negati e, pressione fiscale più pesante della nostra.

Il nobile progetto di un'Europa a trazione “integrale”, dove i vari Stati potessero lealmente condividere i poteri e le decisioni, è stato mal interpretato da una “controfigura” di un'Europa a trazione tedesca dove, alla solidarietà, architrave dell'Unione, ha prevalso l'interesse particolare di un “comitato ristretto”.

La nostra BCE, vincolata da una impossibilità di agire con tutti i poteri propri di una Banca Centrale, deve difendersi ,sul fronte esterno, da immissioni (e rallentamenti improvvisi) di liquidità da parte di Banche Centrali come la FED americana e la BOJ giapponese e sul fronte “interno” dall'ostruzionismo di una Bundesbank, “socio di maggioranza”, riluttante a seguire linee condivise.

Tutto ciò, aggravato da un modo aggressivo ed autoritario di risolvere le crisi, (quella greca prima e quella cipriota dopo) ha fatto in modo da far apparire l'Europa non quel vessillo di pace e prosperità quale dovrebbe essere nell'interpretazione corretta, ma una “gabbia elettrificata” senza possibilità di uscita; proprio il fatto di non prevedere forme tipizzate di abbandono dell'Unione, anche onerose ma trasparenti, è stato il grande errore genetico che ha fatto in modo che si avvertisse quel pericoloso deficit di libertà di scelta.

Infine il nodo di tutti quei Paesi che, visti i problemi di “timone” dell'Euro, cercano, imitando il comportamento britannico (che va inoltre a polarizzare molti investimenti di una “miope” Eurolandia), senza dichiarazioni espresse, di restare fuori il più possibile coinvolgendo se, del caso, anche il voto popolare.

Insomma bisogna andare avanti ma con una nuova consapevolezza.

E' necessario capire che l'apparato non può continuare a reggere a lungo sotto il suo peso e, dunque, o si fortificano le “strutture” portanti, portando a compimento il progetto nella sua versione più ambiziosa o si “alleggerisce il carico” rimodulando le azioni e, soprattutto, le aspirazioni.