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La Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2012

Prof.Renato Loiero

12 Ottobre 2012

La Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2012 costituisce la seconda applicazione del nuovo ciclo di programmazione previsto dalla legge n. 39 del 2011 che ha modificato la legge di contabilità (legge 196 del 2009).

L'articolo 10, comma 3, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, prevede infatti che il Governo presenta alle Camere una Nota di aggiornamento della Decisione di cui al comma 1, come risultante dalle conseguenti deliberazioni parlamentari, ogniqualvolta intenda modificare gli obiettivi di cui al comma 2, lettera e), ovvero in caso di scostamenti rilevanti degli andamenti di finanza pubblica rispetto ai medesimi obiettivi che rendano necessari interventi correttivi.

Tale norma indica espressamente due fattispecie - revisione degli obiettivi programmatici ovvero andamenti di finanza pubblica divergenti tali da determinare scostamenti rilevanti rispetto ai medesimi obiettivi - che nell'esperienza applicativa hanno determinato l'esigenza della presentazione di un aggiornamento del quadro di programmazione.

Ai sensi dell'articolo 10 della legge n. 196 del 2009, il DEF indica dunque gli obiettivi di politica economica e il quadro delle previsioni economiche e di finanza pubblica almeno per il triennio successivo. Essa reca, inoltre, quale importante novità rispetto al precedente DPEF, la definizione degli obiettivi programmatici articolati per i tre sottosettori del conto delle amministrazioni pubbliche relativi all'amministrazione centrale, alle amministrazioni locali e agli enti di previdenza.

In questa nuova configurazione, la nota non rappresenta dunque più un documento eventuale, da presentare nel caso di scostamenti rispetto agli obiettivi e alle previsioni iniziali, ma rappresenta un documento necessario, facente parte a pieno titolo degli strumenti di programmazione individuati dalla legge di contabilità.

Sul piano quantitativo, la nota aggiorna le stime sulla crescita e i conti pubblici per il periodo 2012-2015 rispetto ai dati comunicati nel Documento di economia e finanza dello scorso 18 aprile atteso che nel secondo trimestre dell'anno il commercio e la produzione mondiale hanno registrato un rallentamento rispetto al primo trimestre. Nel secondo trimestre del 2012, infatti, il PIL dell'area euro è diminuito dello 0,2% rispetto all'andamento già "piatto" del trimestre precedente.

Alla luce di questo nuovo scenario, che prende in considerazione in particolare il deterioramento dello scenario macroeconomico internazionale manifestatosi nel corso dell'anno, a seguito dell'acuirsi delle tensioni sui mercati del debito sovrano, nonché gli effetti dell'incertezza che ha caratterizzato il conteso dell'area euro nel 2012, il documento prevede una contrazione del Pil del 2,4 per cento rispetto all'1,2% precedentemente indicato; parimenti, nel 2013, la crescita dovrebbe essere leggermente negativa. L’anno prossimo infatti, a causa dell’effetto di trascinamento del calo registrato nel corso del 2012, è attesa una contrazione dello 0,2 per cento. Nel 2014-2015, invece, è prevista una crescita rispettivamente dell’1,1 per cento e dell’1,3 per cento grazie all’aumento della domanda interna ed esterna in virtù degli effetti positivi delle riforme strutturali per rilanciare l’economia.

Sul fronte dei conti pubblici, nonostante l’avverso scenario internazionale, la situazione dei conti pubblici è leggermente migliorata nei primi otto mesi dell’anno, essendosi registrato un fabbisogno di cassa del settore statale in riduzione. Questo è stato possibile grazie ad una riduzione della spesa e ad un aumento delle entrate sebbene, in quest’ultimo caso, più modesto del previsto. Purtroppo gli oneri finanziari sono aumentati in questa fase a causa delle incertezze nella zona euro, che solo di recente sembrano avviarsi verso una attenuazione.

A legislazione vigente è quindi previsto un indebitamento netto strutturale della Pubblica Amministrazione del -0,9% del PIL nel 2012, in riduzione di 2,8 punti percentuali rispetto al 2011. Nel 2013, l’indebitamento è atteso attestarsi a +0,2%. Pertanto il Governo conferma l’obiettivo del bilancio in pareggio in termini "strutturali" nel 2013, malgrado l’impatto di eventi naturali avversi – quali il terremoto che ha colpito l’Emilia Romagna nel 2012 – e la presenza di un rallentamento dell’economia più significativo di quanto previsto nel DEF abbiano determinato l’esigenza di assumere spese incomprimibili.

Va infatti ricordato che, in conformità con quanto previsto dal Trattato di Stabilità europeo (Fiscal Compact) “il saldo strutturale annuo della PA è pari all’obiettivo di medio termine specifico per il Paese (…) con il limite inferiore di un disavanzo strutturale dello 0,5% del PIL ai prezzi di mercato”.

In termini nominali l’indebitamento netto per il 2012 e 2013 ammonta, invece, a -2,6% e -1,6% rispettivamente nel 2012 e nel 2013.

Sul fronte del debito, considerata la ripresa dell’attività economica e il programma di dismissione del patrimonio dello Stato, sia degli immobili che delle partecipazioni pubbliche (i cui proventi, si stima, ammontano a circa 1 punto percentuale di PIL all’anno) è prevista una sua riduzione: dai 123,3 punti percentuali dell’anno in corso, a 122,3% nel 2013, 119,3% nel 2014 e 116,1% nel 2015, al netto dei sostegni erogati o in corso di erogazione ai Paesi dell’area dell’Euro (3,9 miliardi nel 2010, 9,2 nel 2011 e 17,1 nei primi otto mesi del 2012).

Peraltro, in occasione della Notifica alla Commissione europea ai fini della Procedura per i disavanzi eccessivi del 1° ottobre, la Banca d’Italia ha aggiornato le statistiche sul debito pubblico italiano rivedendolo al rialzo di 0,6 punti percentuali del PIL sia nel 2010 sia nel 2011. Tale revisione riflette l’adeguamento dei criteri di compilazione delle statistiche alla decisione dell’Eurostat del 31 luglio 2012 sul trattamento dei debiti commerciali. In base a tale pronunciamento, sono state incluse nel debito pubblico tutte le passività commerciali di Amministrazioni pubbliche cedute dalle imprese fornitrici con clausola pro soluto al settore finanziario.

In questo contesto, il Governo ritiene che, grazie alla gestione oculata delle finanze pubbliche, alle riforme strutturali introdotte e grazie, altresì, ai segnali di svolta per la stabilità finanziaria nell’Eurozona, sia possibile una inversione della congiuntura economica, data la stabilità di fondo della posizione finanziaria di famiglie e imprese e la capacità di reazione e innovazione del sistema Italia. Questo percorso è già intrapreso con le riforme strutturali che il governo ha messo in atto nella regolazione, nel mercato del lavoro, nella giustizia civile, che stanno impostando le basi per una più forte, più competitiva e inclusiva Italia.

E' chiaro quindi che la nota di aggiornamento presuppone la piena attuazione delle riforme per promuovere la concorrenza, incoraggiare l'innovazione, per fornire un'istruzione di alta qualità, per rafforzare la coesione sociale, per modernizzare l'amministrazione pubblica, per combattere l'evasione fiscale, la corruzione e per migliorare l'integrità del settore pubblico.

Il nuovo deterioramento delle prospettive economiche internazionali rende tali riforme ancora più urgenti: l'OCSE ha di recente presentato un aggiornamento delle principali raccomandazioni sulle politiche decisive per il futuro dell’Italia. Queste raccomandazioni comprendono in particolare il ripristino della sostenibilità delle finanze pubbliche; la reale attuazione delle riforme; l’incremento della produttività mediante politiche migliori e regolamentazioni in materia di concorrenza, anche nel settore finanziario; l’impulso alla diffusione dell’integrità nel settore pubblico; azioni volte a rendere più efficaci le politiche dell’innovazione e dell’istruzione; il miglioramento della coesione sociale grazie ad un mercato del lavoro più funzionale, ad una mobilità sociale più elevata e ad una maggiore partecipazione delle donne alla forza lavoro.

In quel documento, l'OCSE segnala come l'economia italiana soffra di una combinazione di fattori negativi che si alimentano a vicenda: un modesto tasso di crescita di trend accompagnato da un elevato livello di debito pubblico, capacità di prestito limitate degli istituti di credito. Tali fattori negativi sono aggravati da una domanda esterna debole e dalla persistente crisi di fiducia nell’unione monetaria europea, all’origine di una spirale di effetti negativi. In tale contesto, e con l’accelerazione dell’invecchiamento della popolazione, è importante agire rapidamente in un vasto numero di ambiti politici.

Non vi è dubbio,in questo senso, come le riforme strutturali rappresentino un passaggio obbligato verso il recupero di un sentiero di crescita adeguato per il Paese. Per aumentare la competitività, in Italia, occorre risolvere gli squilibri interni che sono alla base della crisi dell'area dell'euro, al fine di ricostituire il potenziale di crescita interno e riportare la fiducia di cui i mercati hanno bisogno per continuare a investire nella zona euro.

 

 

*Consigliere parlamentare del Senato della Repubblica - Le opinioni espresse impegnano solo l'Autore