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Crisi finanziaria: impossibile azzerare i rischi,auspicabile invertire la rotta

Dott. Andrea Giacchero

15 Ottobre 2011

Negli ultimi decenni, i manager delle grandi imprese si sono progressivamente arroccati sull’obiettivo di massimizzare la redditività, scontando, però, il prezzo salato dell’assunzione di maggiori e più onerose posizioni di rischio. Su tale scia si sono posizionati anche i grandi Gruppi bancari. L’inevitabile ricaduta aziendale in termini di credibilità e di immagine ha generato una profonda crisi di fiducia nel sistema bancario e sui mercati in generale, con un aumento incontrollato dei livelli di rischio sistemico.

La crisi finanziaria, iniziata nell’estate 2007 negli Usa e poi diffusasi per contagio in tutto il mondo, non è congiunturale, ma ha natura sistemica, essendo globale, complessa e contagiosa. Si tratta della più grave crisi dal 1929. I suoi effetti hanno stravolto mercati e Paesi di tutto il mondo. L’intero sistema finanziario mondiale è in tensione.

Questa profonda crisi finanziaria affonda le radici proprio nei cambiamenti che hanno caratterizzato negli ultimi anni il settore finanziario. Nel mondo si sono registrati squilibri significativi in termini di risparmio, che si è rivelato eccedente in alcuni casi (Cina e altri Paesi emergenti a forte trazione economica) e carente in altri. L’impatto sull’economia reale è davvero preoccupante, se si stima la crescita dei costi e, soprattutto, si pensa alla diluita disponibilità di credito alle imprese, alla perdita di occupazione, ai bilanci delle famiglie sempre più in rosso. I Paesi sono in recessione ed il PIL stenta a decollare, in alcuni casi diventa negativo. Le misure che i Governi e le Banche Centrali di tutto il mondo hanno adottato in questi anni sembrano non scalfire la crisi; l’effetto degli stimoli economici attraverso il varo di differenti e svariati pacchetti di iniziative si è rivelato poco incisivo.

La crisi finanziaria ha mostrato la fragilità di un sistema economico, che non si è dimostrato adeguato a gestire i rischi, e ha messo in evidenza l’esistenza, in molte aree dei servizi finanziari, di seri problemi di governance. Le strategie miopi volte solo agli utili di breve periodo ne sono una testimonianza diretta. Si è trascurata la ricerca del giusto equilibrio, da un lato, tra strategia, presidi organizzativi e controlli e, dall’altro, tra redditività conseguita e rischi assunti, nell’ottica di una sana e prudente gestione aziendale improntata al buon governo. In un contesto in forte evoluzione, il ricorso a tecniche di gestione e di controllo finalizzate ad un confacente governo dei rischi aziendali è condicio sine qua non per non affondare.

Una governance incentrata su efficaci sistemi di gestione e di controllo dei rischi rappresenta la miglior risposta all’aumento del grado di concorrenza sul mercato e all’accresciuta volatilità delle variabili finanziarie. I recenti casi di turbolenza finanziaria hanno posto in risalto quanto sia importante per le istituzioni finanziarie dotarsi di assetti organizzativi e di governo societario in grado di conseguire gli obiettivi aziendali e, al contempo, di minimizzare i rischi, in particolare quelli non facilmente e pienamente misurabili, quali i rischi di compliance e i rischi reputazionali. Sebbene, in molti casi, i presidi di controllo abbiano rappresentato il punto debole del sistema, mostrando debolezze e carenze nella misurazione dei rischi, è fondamentale dotarsi di un sistema di gestione dei rischi che sia il più possibile aderente al reale profilo di rischio aziendale e, nel tempo, all’evoluzione del mercato di riferimento. Sulla base di un processo organizzativo basato su norme, regole e procedure ben definite. Data la complessità insita nella valutazione dell’esposizione ai rischi, nell’analizzare il proprio profilo di rischio e nell’individuare le possibili ricadute - in termini di impatto e probabilità di accadimento - degli eventi dannosi, sarebbe opportuno definire livelli più stringenti di presidi organizzativi e di controllo per l’identificazione, la gestione, il monitoraggio, la prevenzione, il contenimento e la mitigazione del rischio.

Ma l’economia non è completamente prevedibile, nè perfettamente comprensibile. I modelli di ingegneria finanziaria tanto decantati negli ultimi anni si sono rilevati troppo “semplici” per poter essere in grado di catturare la realtà in tutte le sue variabili. Si è visto che non esistono formule matematiche magiche capaci di annullare i rischi di qualsiasi investimento, per il semplice motivo che non solo non esiste la preveggenza perfetta, ma domina il problema delle asimmetrie informative. Anche nel caso in cui si riesca a diversificare il rischio, distribuendolo tra un numero sufficientemente elevato di soggetti – è il caso dei derivati, titoli il cui valore è legato a qualcos’altro - non sarebbe possibile ridurre il rischio a zero. L’impossibilità di una conoscenza perfetta non lo consente. Il rischio può essere mitigato, trasferito, mai annullato.

Data questa premessa, l’unico modo per cavalcare la tempesta che ha investito i mercati mondiali è un repentino cambio di rotta da parte di tutte le imprese, a cominciare dagli intermediari finanziari. La trasparenza, la scrupolosità e la diligenza dovrebbero guidare gli operatori di mercato nelle loro azioni: è auspicabile una riscoperta della responsabilità sociale. E’ la fiducia il cardine su cui poggia la stabilità dell’intero sistema finanziario. Tutti abbiamo ancora in mente le immagini della corsa al ritiro dei risparmi dalle filiali della Northern Rock, in Gran Bretagna, in quel lontano (o vicino) 2007.

Le imprese sono chiamate ad un importante punto di svolta: adeguare i propri piani strategici per affrontare, con energia e vitalità, una situazione difficile e, per molti versi, insostenibile, ma potenzialmente ancora foriera di grandi opportunità. Potare i rami secchi, creare nuove partnership, valorizzare le risorse umane, favorire la comunicazione e veicolare le informazioni sono i primi passi per creare le condizioni di un nuovo ordine economico-sociale, in grado di reggere agli urti di crisi finanziarie. D’altro canto, il mancato rispetto delle regole, la non corretta gestione dei conflitti di interesse e l’utilizzo di informazioni privilegiate alimentano il braciere dei rischi.

Solo un forte recupero di credibilità agli occhi della collettività potrebbe arginare una crisi sempre più pandemica.