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Relazione di presentazione:Leopoldo Parodi Delfino – Il Senatore di Ferro e la B.P.D.

Cav.Lav.Prof. Giancarlo Elia Valori

27 Settembre 2011

Palazzo Giustiniani-Sala Zuccari

 

 

Relazione tenuta, in occasione della presentazione del libro, dal Cav.Lav.Prof. Giancarlo Elia Valori (Presidente de "La Centrale Finanziaria Generale")

 

Roma 27 Settembre 2011

 

 

Autorità, gentili Signore e Signori,

 

consentitemi innanzitutto di porgere il mio vivo e sentito indirizzo di saluto a tutti Voi, unitamente agli illustri amici relatori.

 

Sono particolarmente lieto di trovarmi qui, in questa incantevole Sala di Palazzo Giustiniani, dinanzi ad una platea così qualificata, per la presentazione del primo volume, della nuova Collana della Tale Editrice, dedicato ai Grandi industriali italiani, “Leopoldo Parodi Delfino – Il Senatore di Ferro e la B.P.D.”, redatto magistralmente dalla Principessa Antonella de Orleans-Borbòn, alla quale rivolgo il mio cordiale saluto.

 

Questa lodevole iniziativa, che unisce Personalità di così alto e indicativo livello, riveste soprattutto per la mia persona un significato del tutto particolare, perché dagli uffici della Bomprini Parodi-Delfino ho iniziato il lungo viaggio verso i vertici della mia carriera manageriale.

 

 

Per cui, diventa assai difficile prendere la parola dopo l’amico Cesare Romiti, alle cui dipendenze ho avuto il grande privilegio di muovere i primi passi della mia attività lavorativa.

 

Il mio ricordo si lega ad un periodo particolarmente felice per il Paese e per le nostre vite, poiché ci riporta alle nostre età giovanili, in particolare, alle mie prime esperienze accanto a qualificatissimi Amministratori, come il Principe Alvaro de Orléans-Borbon e del Duca Francesco Serra di Cassano, nonché ad un grande maestro e manager di elevatissimo spessore, come Cesare Romiti, capace di lavorare fino a quattordici ore al giorno. Abitudine che non abbandonò neppure dopo aver conquistato il “bastone di comando”.

 

Anche in riferimento a ciò, non posso non sottolineare che Cesare Romiti, unitamente a Mario Schimberni, ha avuto il grande pregio di consolidare il solco tracciato dai due fondatori della Bomprini Parodi-Delfino.

 

 

Tra i suoi tanti successi, nel 1968, ricordo la fusione della B.P.D. con la Snia Viscosa: una brillante operazione in cui Romiti svolse un ruolo di primissimo piano per poi essere nominato direttore generale e finanziario per il coordinamento della Snia stessa.

 

Per capire la portata economico-sociale della B.P.D., basterebbe ricordare che, in questo nostro tempo, il vanto arriva anche dal settore aerospaziale.

 

Pensate, infatti, che il 60 per cento dei satelliti è in orbita grazie ai motori prodotti, sotto differenti nomi, nel “Polo industriale di Colleferro”, dove si sta lavorando anche per il lancio del “razzo Vega”, per la fine del corrente anno.

 

E da quel passato, dal nostro migliore passato, ho tratto in particolare gli insegnamenti dell’amico Cesare, unitamente all’esperienza professionale acquisita negli uffici della B.P.D., a cavallo tra il 1968 e il 1976.

 

Da quel bagaglio di conoscenze, ho tratto utili spunti per redigere l’interessante opera edita da Rizzoli, “Geopolitica dello spazio – Potere e ricchezza nel futuro del pianeta”, arricchita dalle prefazioni di Philippe Busquin, Francesco Cossiga, Carlo Jean, Edward Luttwak e Shimon Peres.

 

Come ho ricordato nel libro, l’esclusivo know hnow della B.P.D. ha cavalcato i tempi, imponendosi efficacemente ancora oggi sotto differenti nomi con la sua cultura dell’innovazione anche nella politica spaziale, un elemento essenziale al consolidamento del ruolo dell’Europa nel mondo, nonché un settore trainante per l’economia.

 

Un vastissimo settore, dunque, che non lo costituisce solo in via diretta, per le capacità che offre, ad esempio nel settore delle telecomunicazioni e dell’osservazione della terra, ma anche e soprattuttoin via indiretta, per le positive ricadute economiche che le produzioni di missili e satelliti hanno in vari settori tecnologici di punta, dalle nanotecnologie ai nuovi materiali.

 

Per un Paese come l’Italia povero di materie prime, con un invecchiamento rilevante della popolazione e con una specializzazione industriale che lo espone particolarmente alla concorrenza dei Paesi emergenti non vi sono alternative al declino, se non un poderoso sviluppo tecnologico.

 

Fatta questa premessa, vorrei soffermarmi sul volume dedicato a Leopoldo Parodi Delfino, per la cui pregevole iniziativa editoriale sento di esprimere la più viva ammirazione alla bravissima autrice, la Principessa Antonella de Orleans-Borbòn, e alla sua famiglia.

 

Questo libro è una sorta di grande affresco storico, politologico e futurologico, le cui pagine si sfogliano con la suggestione di episodi che vanno oltre lo steccato della cronaca per diventare una riflessione lucida e appassionata non solo sulla figura di un grande imprenditore, di uno scienziato e di un politico, ma anche sulla situazione economica e politica contemporanea, che guarda alle nuove forme di produzione per una sfida vincente da raccogliere.

 

 

Alla grande lungimiranza di Leopoldo Parodi Delfino, alla quale ho voluto oggi richiamarmi a memoria di quel passato che non può essere lasciato da parte mentre guardiamo al futuro, fu anche quella di comprendere, in una fase di indirizzo dirigista dell’economia, come poter recuperare efficienza produttiva e riequilibrio fra costi e ricavi.

 

Riflettendo da uomo del XXI secolo, devo aggiungere che gli insegnamenti di Leopoldo Parodi Delfino devono agganciarsi ad un nuovo percorso di modernizzazione, che sia in grado di stimolare ulteriormente l’indispensabile crescita economica e di elaborare una visione di maggior respiro sul futuro del Paese.

 

Una visione lungimirante del futuro che, al contrario, oggi appare sfortunatamente carente. Non a caso i richiami del Presidente della Repubblica vanno nella direzione di richiedere riforme strutturali di medio-lungo periodo per la competitività del sistema-Italia. Da impostare subito e da attuare nel tempo, con gradualità e coerenza.

Quella principale metafora tanto cara a Leopoldo Parodi Delfino, fatta di molta cultura dell’anticipazione, dell’accumulazione e dell’apprendimento, soprattutto oggi può essere un’arma vincente per ricostruire la speranza nel futuro, attraverso un’accresciuta competitività internazionale.

 

Leopoldo Parodi Delfino quindi è da ascrivere come un personaggio che non ha tempo.

 

Che cosa ci ha lasciato? Ci ha lasciato, certamente, un contributo di grande rilievo: perché non era solo un uomo di grande ingegno proiettato verso il futuro, cioè verso il tumulto tecnologico moderno, ma era anche un grande italiano e un grande capitano di industria.

 

Egli ci ha lasciato anche una grande eredità di idee e di passione: che hanno contribuito alla competitività del sistema-Italia, attraverso significative opere e orientamenti, oltre che con un’industria ancora oggi simbolo di una epoca storica, di cui è stato assoluto protagonista.


Di uomini come Leopoldo Parodi Delfino ci sarebbe tanto bisogno, non solo per la sua capacità di sintesi e dell’intuito, ma anche per il coraggio che aveva nel fare impresa e della passione con cui coniugava il desiderio di efficienza con quello di rendere protagonista il territorio.

 

Come lo è stato il “Centro industriale di Colleferro”, divenuto grazie alla sua opera anche un’ordinata e accogliente città per i lavoratori, ma anche un esempio trainante del fare impresa e del fare sistema.

 

La progetta nei primi anni trenta Riccardo Morandi, per accogliere i dipendenti della B.P.D., la fabbrica di esplosivi avviata nel 1912 unitamente al senatore Giovanni Bombrini.

L’Italia intende potenziare la produzione bellica e loro si mettono all’opera: Leopoldo Parodi Delfino chiama maestranze da tutta la Penisola: artificieri dal Piemonte, metalmeccanici dalla Toscana, costruttori dalle Marche, poi veneti, calabresi e ciociari dei dintorni.

 

Eterogenei per dialetti e usanze, uniti dalla B.P.D.: “il padre fondatore” dà lavoro, casa, scuole, impianti sportivi, l’ospedale.

 

Nella cattedrale il mosaico di Santa Barbara, patrona degli artificieri e di Colleferro, accosta i simboli della fede a quelli dell’industria.

 

Nella seconda guerra mondiale la B.P.D. è un gigante con quasi 15mila lavoratori.

 

Negli anni Cinquanta: lo scrittore Guido Piovene trova Colleferro “una piccola città operaia e modernista” che “spicca sullo sfondo agricolo e pastorale”.

 

Il motto del comune diventa in labore virtus, cioè nel lavoro la virtù.

 

Dopo la guerra la B.P.D. si dedica soprattutto alla chimica.

 

 

Per i suoi abitanti-operai quella fabbrica era motivo di grande orgoglio: “eravamo moderni, i paesi attorno si sviluppavano grazie a noi”, dicevano con piacere.

 

Oggi, grazie a quella lungimirante iniziativa, la chimica italiana opera con 3mila imprese e 115mila addetti con un prodotto pari a 52,6 miliari di euro.

 

Oggi questo settore, come tanti altri della B.P.D., sono autentici “campioni nazionali”, in grado di fare da volano alla ricerca e all’innovazione per la promozione dell’internazionalizzazione delle piccole e medie imprese del sistema-Italia.

 

Consentitemi, cari amici, ed in conclusione di questo mio intervento, un breve inciso su Leopoldo Parodi Delfino.

 

Egli è stato un grande uomo di cultura, amante delle arti; un grande capitano d’industria, un uomo d’altri tempi, almeno per i valori di cui è stato portatore.

 

 

Ma anche un italiano vero, coraggioso, più forte delle trappole del destino, la cui vita è un romanzo, un vero e proprio manuale da cui trarre lezioni di etica, di solidarietà, di tenacia, di fiducia nella vita e, soprattutto, di attaccamento alla propria terra.

 

Per questo desidero ringraziare sentitamente la bravissima autrice, la Principessa Antonella de Orleans-Borbòn, unitamente alla sua famiglia, nonché la Tale Editrice.

 

I concetti che ho fin qui tracciato evidenziano con chiarezza un denominatore comune: la necessità di riscoprire dagli insegnamenti del passato la prospettiva lunga dei progetti, calata nel contesto del mercato globale, ma agìta sul territorio.

 

Alle classi dirigenti, agli imprenditori, alle parti sociali spetterà di far proprio il metodo di Leopoldo Parodi Delfino, in un gioco solido di cooperazione che realizzi azioni concrete nell’interesse del Paese.

 

La leggerezza non si addice alla stagione che abbiamo dinanzi a noi. Se questa fosse la nostra scelta rischieremo di pagare un prezzo elevatissimo in termini di incertezza e di mancato sviluppo.

 

L’incertezza geopolitica non può, ovviamente, non avere conseguenze sulle politiche concrete da seguire, ma resta il fatto che le riforme non sono rinviabili, anzi sono esse stesse i fattori che possono garantire concretamente nel tempo la stabilità e, quindi, lo sviluppo del territorio e il benessere della gente il più ampiamente partecipato.