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Gestire il rischio in modo proattivo

Dott. Andrea Giacchero

08 Settembre 2011

La ricetta per gestire la crisi, che oggi attanaglia i mercati di tutto il mondo, è da ricercarsi nel tradizionale dogma prescritto dalle Banche Centrali di ogni Paese: la sana e prudente gestione del rischio.

I recenti casi di turbolenza finanziaria, caratterizzati da una crescente volatilità delle variabili finanziarie – volatilità non sempre facile da “catturare” – hanno messo a dura prova la capacità degli istituti finanziari di valutare, con prontezza, la propria esposizione ai rischi e la capacità di gestirli.

L’obiettivo a cui ogni impresa dovrebbe tendere è la creazione di un sistema che consenta di passare da un approccio reattivo ad un approccio proattivo del rischio: bisogna cercare di ripararsi, per tempo, da possibili ed indesiderati eventi. L’approccio, così concepito, deve servire a supportare analisi quali-quantitative, ad intraprendere azioni di mitigazione a fronte di alert, a mitigare il rischio con conseguente diminuzione dei possibili danni a seguito della manifestazione di un evento pregiudizievole. Il tutto finalizzato al miglioramento della performance aziendale.

Se le serie storiche di dati – ammesso e concesso che siano sufficientemente robuste da supportare le analisi attuariali del caso – sono importanti ed indicative per il calcolo della probabilità che un determinato evento negativo possa accadere di nuovo in futuro, la semplice estrapolazione di informazioni dal passato non è sufficiente a garantire un accurato studio del “rischio”. Il motivo è da ricercarsi nelle rapide innovazioni finanziarie di questi ultimi decenni, che hanno contribuito a rendere la storia una guida non perfetta.

Affinché il sistema di gestione dei rischi sia efficace e di sostegno alle decisioni strategiche prese dal Top Management, occorre implementare un sistema che sia “forward-looking”. Gli strumenti a disposizione sono molteplici: gli indicatori di rischio e le analisi di scenario ne sono un esempio.

Il sistema di indicatori di rischio permette di strutturare un sistema di monitoraggio propedeutico all’attivazione di appositi interventi di mitigazione. Lo strumento degli indicatori di rischio ha la funzione di attivare la cosiddetta gestione day by day del rischio, incentrata sul costante controllo dei processi aziendali e sulla rapida messa in funzione di piani di gestione del rischio con meccanismi automatizzati. Monitorare i fattori di contesto operativo significa valutare quella componente prospettica (forward-looking, per l’appunto), in modo da cogliere, in modo tempestivo, il miglioramento o il peggioramento del profilo di rischio aziendale, a seguito delle variazioni intervenute nei segmenti di operatività e/o nelle risorse umane, tecnologiche ed organizzative.

Le analisi di scenario rappresentano una metodologia qualitativa della valutazione dell’esposizione ai rischi e dell’efficacia dei controlli in essere, basata sulle opinioni di responsabili di area o di processi, chiamati a valutare la natura dei rischi e le possibili perdite. Consiste in un processo autodiagnostico della stima prospettica dei potenziali eventi pregiudizievoli, che permette di risalire all’origine delle cause stesse che hanno determinato gli eventi dannosi e i processi sui quali tali eventi insistono. Sono una tipica analisi di tipo predittivo, in grado di fornire indicazioni gestionali all’Alta Direzione per prevenire criticità e fronteggiare, opportunamente, esigenze strategiche e di mercato. L’obiettivo è il miglioramento della performance aziendale attraverso una riduzione dei costi ed una accettazione del rischio ad un livello giudicato tollerabile. L’analisi viene effettuata considerando l’azienda nel suo complesso, tenendo in particolare conto i segmenti di operatività ritenuti vulnerabili a causa di un’elevata esposizione al rischio.

E’ bene evitare di commettere l’errore di ignorare i rischi solo per la loro scarsa probabilità di accadimento: gli eventi a bassa frequenza ma ad alto impatto sono, potenzialmente, i più pericolosi, perché, quando si manifestano, i loro effetti sono talmente dirompenti da compromettere la stessa vitalità dell’azienda. Un terremoto, un attacco terroristico o un’alluvione sono tipici esempi di eventi pregiudizievoli classificati come eventi rari: è facile immaginare le conseguenze di un loro accadimento sugli asset di un’impresa.

Una gestione proattiva del rischio richiede anche un buon sistema di Governance, che racchiuda regole chiare ed esplicite sul ruolo, la mission, i compiti e le responsabilità di ogni attore, dalle aree di business fino all’Alta Direzione. Queste regole funzionano se i flussi di comunicazione tra un dipartimento aziendale e l’altro sono ben strutturati e funzionali. Avviare, all’interno delle aziende, un processo organizzativo basato su norme, regole, procedure e strutture, in grado di assistere il Top Management nella gestione dei rischi, diventa una priorità strategica. Tale framework organizzativo dovrebbe essere il più flessibile possibile, in modo che possa adattarsi alle specificità del modello di business dell’azienda ad ogni suo stadio di cambiamento-innovazione.

L’incapacità di definire obiettivi di sviluppo concreti e raggiungibili, la mancanza di una chiara strategia di politiche del rischio e l’errata valutazione del profilo di rischio dell’impresa possono decretare il fallimento della gestione del rischio. Un’efficace risk governance richiede non solo un insieme di azioni volte a mitigare e/o prevenire le conseguenze dell’accadimento di eventi pregiudizievoli, ma anche, e soprattutto, il gioco di squadra di tutti gli attori coinvolti, sulla base di un’attenta ed articolata pianificazione.

L’introduzione di efficienti sistemi di rilevazione delle informazioni e di nuovi canali di comunicazione completa gli sforzi profusi nella definizione di un sistema proattivo del rischio, che rappresenta il cardine della mission di ogni azienda: perseguire la creazione di valore per gli azionisti e soddisfare le attese degli stakeholder.